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Antonio Russo

pittore 

...bambine in quadri e parole...

 L'artista stregone  (Romanzo sulle origini dell'arte);  Tante vite (Poesie);  ANTONIO RUSSO (Monografia d'arte);  Lo scoglio delle ginestre (Romanzo Fantastico); Achille e a tartaruga (Fisica e filosofia)

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NOTE BIOGRAFICHE 

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Antonio Russo nasce a Vitulazio il 21.10.1943. 

 

A tredici anni si stabilisce in Piemonte, dove inizia a dipingere ad olio da autodidatta, poi, sotto la guida del maestro Mario Gilardi, apprende la tecnica dell’affresco e del restauro operando in varie chiese, tra cui “S. Egidio” di Moncalieri  e “S. Carlo” di Torino. 

 

Gilardi lo introduce nell’ambiente artistico di Torino, iscrivendolo alla scuola libera del nudo presso l’Accademia Albertina, insegnante il prof. Scroppo. 

Qui conosce molti pittori “veterani” tra cui  Gigi Morbelli, grande maestro del chiaroscuro...

 

...Per comprendere le motivazioni che generarono nell’uomo l’interesse per l’arte, nel 1979 si iscrive alla facoltà di Filosofia dell’Università di Torino, indirizzo di Scienze Umane, sezione di Psicologia e frequenta, nella stessa università, un corso di Psicoanalisi tenuto dal prof. Imbasciati. 

 

Tali studi lo inducono ad elaborare una teoria sulle origini dell’arte di cui ne sostiene la genesi non utilitaristica e, per spiegarne i concetti, scrive  il romanzo 

"Inuk" 

ambientato nel periodo precedente alle pitture delle caverne...  

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(Da questo romanzo è tratto il passo scritto a lato).

 

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"Nu devant la cheminée" da Balthus (b1203)

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Adolescenti (b0903)

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"Michelina I" da Balthus (b2008)

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"La leçon de guitare" da Balthus (b2003)

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Essere bimbo

e piangere nel seno

della madre.

Essere bimbo

e correre sull'erba verde.

Essere libero di correre e gridare,

felice di tutto,

 perché tutto è dentro.

Costruire castelli

e farne ancora.

Volare sui monti

a vedere le cose dall'alto.

E  ridere. E piangere.

E ridere ancora,

ma senza più lacrime...

gli occhi si chiudono

e poi...

più nulla.

 

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"Michelina III" da Balthus (b1903)

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Tre interpretazioni dello stesso quadro: "Nu au repos" da Balthus

  (b1303)

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  (b0403)

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 3 NOTE CRITICHE 

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"... Trovo nei suoi componimenti una qualità  davvero importante e cioè la padronanza di  un linguaggio veramente poetico, elegante,   scorrevole..."  (Ennio Marzano - Bari, 1974)

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"la sua arte è fondata sul godimento delle cose semplici ma dal significato profondo, avulsa da ogni ulteriore suggestione. Originata dall'anima, suscita spontaneamente le forme, siano esse paesaggi o figure." (Antonio Oberti - 1982)

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"Dalla lettura  dei suoi quadri si evince l'amore e l'aspetto osmotico  per le due grandi correnti pittoriche dell'impressionismo e dell'espressionismo. Entrambe le tecniche  coesistono amalgamandosi a vicenda."(Gianfranco D'Angelo - da <LA NUOVA> 17 Ott. 2002)

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"Bambina" (0803)

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"Bambina con cappello" (2505)

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Adagiarsi sull’erba,

nell’umido,

con le braccia piene di sole

e gli occhi brillanti di stelle.

Assopirsi

lasciando i capelli

all’amore d’un vento leggero

 

 

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"Nudo" (B2409)

 

 

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"Nudo" (c1304)

 

Altri quadri e notizie dell'artista sono sui siti:

http://it.geocities.com/tonypittore

http://members.xoom.alice.it/tonypit/

http://utenti.lycos.it/tonypit

 

Libri pubblicati dall'artista:

 

L'artista stregone  (Romanzo sulle origini dell'arte); 

 Tante vite (Poesie);  

ANTONIO RUSSO (Monografia d'arte);  

Lo scoglio delle ginestre (Romanzo Fantastico); 

Achille e a tartaruga (Fisica e filosofia)

 

 

email: antonyo.russo@libero.it

 

 

 

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Tratto dal romanzo "Inuk":

 

Kenhia

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...Kenhia si avvicinò e vide una profonda ferita su una zampa dell'animale. 

A pochi passi c'era il mare, la bambina raccolse un po' d'acqua col cavo delle mani e la versò sulla ferita, ripetendo l'operazione più volte. 

L'aveva visto fare dalla sua gente, quando qualcuno del gruppo si feriva.  

Il cerbiatto la lasciò fare, come se avesse capito che la bambina lo stava aiutando e le leccò dolcemente le mani.

La riconoscenza e la gioia s'incontrarono negli sguardi di quei due piccoli esseri indifesi e in quell'istante fuggì via la solitudine, quella spiacevole compagna che li aveva seguiti entrambi, separatamente, per giorni e giorni… tra la sabbia e le rocce.    

 

Il ciuffo d'erba sulla roccia era mosso da una brezza leggera e i fili verdi s'incurvavano dolcemente. 

Il sole disegnava sulla sabbia le ombre della bambina e del piccolo cervo fondendole insieme, come se fossero proiettate da un unico essere.

Il sole non sapeva, né gli importava sapere che milioni d'anni di evoluzione separavano le due creature.

  .

E non lo sapevano neppure i sentimenti di tenerezza e riconoscenza che univano quei due, in quel momento, su quella spiaggia, dove anche le ombre dell'erba e della roccia erano fuse insieme sulla sabbia, a poca distanza da loro.      

  .

La bambina accarezzava il cerbiatto e gli parlava del suo grande amore per l'uomo… del suo grande amore perduto. 

E l'animale la ascoltava, con gli occhi languidi e tristi... come se capisse e partecipasse anch'esso al suo dolore.  

  .

Dall'alto del cielo Sole illuminava Terra e la irradiava d'immenso calore... e ogni raggio di luce era un messaggio d'amore che la terra accoglieva nel grembo, come un seme prezioso. 

Dall'alto del cielo la roccia e l'erba e l'animale e la bambina erano soltanto "cose" illuminate dal sole, che proiettavano la loro ombra sulla sabbia.  

 

"La chambre turque" da Balthus (b0203)

 

 

E tante altre "cose" c'erano intorno e lontano... sotto l'immenso fuoco del sole... e sulla terra brillavano, tra infiniti giochi di luci e di ombre…

"Cose" fatte di atomi ruotanti vorticosamente... di atomi vaganti, di atomi aggregati nelle molecole della materia inorganica, di atomi organizzati in ammassi di materia organica fino all'eccelso, impossibile miracolo della "vita" che conosce se stessa...   

E tutte queste "cose", tutte insieme, erano... e sono soltanto stadi di una medesima essenza, colta in momenti diversi di un divenire che dura in eterno... fino all'incredibile miracolo dell'autocoscienza... e oltre ancora.

E tutte queste cose erano... e sono espresse nel linguaggio del tempo che le ha formate, aggregate, separate, ordinate, mescolate, come un artista che gioca con forme e colori "traducendo" all'esterno le sue sensazioni, le sue impressioni... le sue visioni della realtà.   

Questi vortici di forze creati dalla luce primordiale della Grande Esplosione hanno in sé il segreto dell'eternità... e tutti gli ammassi di atomi generatori di vita hanno dentro il segreto dell'autocoscienza... ed altro ancora! 

    .

C'erano fiori gialli tra l'erba sulla roccia, fiori nati da un seme caduto sulla terra in un incavo della roccia.

E lì accanto c'era un fiore dell'uomo... con dentro un germoglio dell'uomo; un germoglio fatto di atomi ruotanti vorticosamente da milioni e milioni di anni, attraverso fucine di stelle infuocate; un germoglio vibrante di vita primordiale, unito in sé, ma staccato, in apparenza, dal tutto, per desiderio di libertà; un germoglio che aveva già in sé la capacità di scegliere la via della conoscenza, al di sopra di infiniti altri germogli, cui era imposta la via dell'oblio; un insieme di atomi che per un "caso" su miliardi di altri aveva trovato le condizioni, il tempo e il luogo adatto per tramutarsi in materia vivente... 

  .

E quell'embrione, per un "caso" su miliardi di altri, avrebbe compiuto un balzo meraviglioso, pazzamente, fino all'assurda, impossibile consapevolezza dell'origine della propria esistenza...

Quel mucchio di energia vorticosa sulla terra, pianeta fra miliardi di altri pianeti, avrebbe prodotto il pensiero, l'autocoscienza di sé, l'uomo e la terra di fronte allo specchio, l'uno propaggine autocosciente dell'altra, frutti entrambi dell'amore del sole.    

L'amore e la lotta per la sopravvivenza avrebbe generato la vita, conservandola, curandola, tramandandola, selezionandola, fino a farle scoprire di avere in sé... e di "essere" lo specchio dell'universo.

Ma ancora brulicava in quegli atomi preziosi la zavorra di milioni d'anni di evoluzione.  

  .

L'animale, l'erba e la roccia facevano ombra insieme alla bambina, sulla sabbia; e se un granello di sabbia all'improvviso fosse diventato autocosciente, avrebbe fatto di tutto per separarsi dagli altri e collocarsi nel miglior posto al sole.   

  .

Strade scavate nella roccia con le unghie, strade disseminate di cadaveri, strade spinose, insanguinate dalla lotta atroce e inesorabile per la sopravvivenza, tutto questo aveva fatto la terra per conquistare, con l'uomo, la propria autocoscienza…   

Ma è ancora lontano il giorno in cui l'essere umano, guardandosi allo specchio, scoprirà se stesso nelle "proprie" montagne innevate, nei "propri" alberi e vedrà se stesso nell'azzurro, negli oceani e nei deserti sconfinati… quest'uomo…    

 

...Quest'uomo

 

così immenso, così eterno, così Dio!  

Quest'uomo così ipocritamente umile, 

così teneramente debole... 

e così arrogante, 

quando crede di avere tanta forza da potere essere 

arrogante.  

Quest'uomo che soffre.

Che vive.

Che ha lacrime da versare, 

quando sa di versare lacrime sulla sua tristezza.  

Quest'uomo così profondamente umano, 

così intimamente intriso d'umanità 

da contagiare d'umano ogni cosa d'intorno.

Così umano da proiettare se stesso nelle cose… 

le sue brame, 

le sue lacrime nella pioggia, 

il suo sangue nei colori del cielo al tramonto, 

la sua gioia nei fiori che si aprono al sole, 

le sue ire nelle tempeste, 

la sua calma 

nei prati cullati 

dal vento.

 

Quest'uomo che dona tutto quanto assorbe d'intorno.

Quest'uomo bambino che gioca alla vita.

Che ride.

Che rantola.

Che immerge ogni giorno una lama d'acciaio 

nel suo stesso cuore, 

che incendia d'amore la vita, 

che esulta al sapore del sole, 

che osserva sbocciare sui rami le rose e le spine, 

connotandole di dolce e tristezza.  

Quest'uomo  

coi sensi che sbocciano... rose e spine 

e che non può che vedere con gli occhi 

e sentire e toccare non con altro che con i propri sensi. 

 

Scrive fiumi di carta e d'inchiostro per capire un solo, 

piccolo filo d'erba, una sola, piccola goccia di rugiada, 

per tentare di capire un solo, insignificante 

capello di se stesso. 

 

Quest'uomo così illuso, 

così presuntuoso, così prepotente, 

così miserevolmente solo, 

così dolcemente padrone, 

così fatalmente uomo.  

Quest'uomo così impregnato d'antropomorfismo 

da creare Dio a sua immagine e somiglianza; 

così ficcanaso da volere "salvare" chi giudica bisognoso di 

essere salvato.  

Quest'uomo che ha inventato il linguaggio, 

così umano e 

così intimamente intriso di sangue, di gioia, d'amore: 

che sparge i suoni e i colori, 

così tanto impregnati di carne e di spirito 

e le parole, 

così profondamente connotate d'esperienza 

e così vane 

da non riuscire a significare quanto dovrebbero 

e vorrebbero esprimere.  

Quest'uomo divino, 

quest'immensa, piccola goccia d'universo 

che spazia, solitaria 

nel vuoto, 

pur ricolmo d'amore... 

e di stelle... 

e di miliardi di altri "sé" che vagano 

come poveri, meschini mendicanti d'amore, 

fino a dissolversi, 

evaporando al sole.  

Quest'uomo 

che affonda

negli abissi del cielo 

tra infiniti cerchi di luci 

e miliardi di cose divine, 

che si dispera tra i deserti di stelle 

alla ricerca d'uno spazio, per irradiare una voce, 

d'una terra, per piantare germogli, 

di una terra 

che è già tanto impregnata di semi.  

Quest'uomo 

che vaga a spirale intorno a se stesso, 

senza mai ritrovarsi 

e che ad ogni giro rivede la vita e la morte, 

figlie dilette dei suoi stessi semi... 

e riposa 

nelle notti 

strappate di stelle... 

tempestate... disseminate 

di sogni 

e di illusioni.

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